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Consulenza Legale e Mediazione Familiare

Dott,ssa Ilaria Morosini
Avvocato Praticante abilitata del Foro di Lodi

Esperta in diritto di famiglia, mediatrice familiare, assistente universitaria.
Mob. 3396193545 — www.ilariamorosini.it
Riceve a:
Melegnano, via Marconi 5 presso Studio Legale Rossetti
Milano, Galleria del Corso 1 presso Studio Legale Levi
Comune di Carpiano, presso Sportello Legale

TRADIMENTO SUI SOCIAL NETWORK

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Attualmente i tradimenti si possono verificare anche sui social, come ad esempio su facebook.
In passato il partner veniva principalmente scoperto attraverso gli SMS sul telefonino; oggi invece sono i profili social a nascondere i tradimenti.
Allo stesso modo di quanto accadeva prima, si rischia molto se il partner scopra dai social network che è in corso una relazione clandestina.
Una sentenza recente, poiché risale al 2018, ha addebitato al marito la separazione, perché lo stesso si dichiarava ufficialmente fidanzato con un’altra donna, quando invece era ancora sposato.
La moglie era incinta quando il marito spesso si allontanava dalla casa coniugale, fino al punto di rendersi irreperibile.
E arriva così l’amara scoperta, poiché la moglie scopre dal profilo facebook del marito che, in costanza di matrimonio il marito intratteneva una relazione con un’altra donna, pubblicando addirittura le foto.
Da qui l’inevitabile separazione con richiesta di addebito, per aver violato l’obbligo di fedeltà sancito dal codice civile; a nulla è servito il fatto che il marito sostenesse che la crisi coniugale esistesse già da prima, poiché provocata da divergenze caratteriali troppo marcate.
Non era la prima volta comunque che il Tribunale si trovava a dover giudicare un caso di infedeltà postata sul social network più comune.
Il giudice riteneva quindi fondata la richiesta della moglie, dato che il marito con il suo atteggiamento aveva anche leso l’onore della moglie.

Tradimento: quando spetta il risarcimento?

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Il tradimento da parte del coniuge rappresenta, senza dubbio, un evento idoneo a creare turbamento nel tradito; spesso da questo discende la disgregazione del rapporto familiare.
Non è detto che dalla relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge scatti automaticamente il risarcimento del danno, poiché la legge richiede che il tradimento comporti una violazione di un diritto costituzionalmente protetto.
Infatti, la Corte di Cassazione è stata interpellata per la vicenda che vede l’uomo citare in giudizio la moglie, dalla quale si era separato.
Il marito aveva chiesto un risarcimento per il danno morale subito a causa della relazione extraconiugale intrattenuta dalla ex moglie con un collega di lavoro, iniziata circa quattro mesi prima del concepimento del loro figlio e protrattasi per quattro anni.
L’uomo ritiene che questa scoperta gli abbia causato un disturbo depressivo cronico, al punto da aver anche chiesto il test di paternità del bambino. La sua domanda, tuttavia, non viene accolta.
Questo perché i giudici premettono che i danni alla persona, come danni conseguenza, devono essere specificamente allegati e provati, anche a mezzo di presunzioni.
Quindi, la mera violazione dei doveri matrimoniali, dunque, non integra automaticamente una responsabilità risarcitoria, poiché bisogna provare che il tradimento abbia violato un diritto protetto dalla Costituzione.
Sebbene dalla violazione del dovere di fedeltà possa indubbiamente derivare un dispiacere per l’altro coniuge e discendere la disgregazione del nucleo familiare, questo sarà automaticamente risarcibile solo quando l’afflizione superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca nell’altro coniuge, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, primi tra tutti quelli alla salute, alla dignità personale e all’onore.
Nel caso preso in esame, la violazione del dovere di fedeltà non può essere stata causa della separazione, poiché la moglie aveva svelato il tradimento al marito quando la coppia era già legalmente separata da alcuni mesi e nel contesto di una conversazione privata.
Quindi bisogna sempre fare attenzione a quello che si chiede nell’ambito del giudizio, altrimenti si rischia di essere condannati anche a pagare le spese legali dell’altro coniuge.

GIUDICE RESPINGE L’ADDEBITO RICHIESTO DAL MARITO

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I giudici della Corte di Cassazione hanno deciso che non si può addebitare la separazione alla moglie che, per una malattia alla vescica, ma soprattutto a causa dei comportamenti del marito, si rifiuta di avere rapporti intimi con lui.
Nel momento in cui il marito non presta assistenza morale alla moglie e crea un’atmosfera piena di tensione, non può pensare che questo possa favorire una normale vita di coppia.
In prima istanza il tribunale rigetta la domanda di addebito di un marito nei confronti della moglie, respinge la richiesta di assegnazione della casa coniugale e dispone in favore della donna un assegno di mantenimento di 700,00 euro.
Il marito ricorre in appello, ma anche in questa sede vede rigettarsi la richiesta di addebito della separazione alla moglie; a questo punto il marito ricorre in Cassazione.
La Corte nel valutare la sua decisione, riguarda alla pronuncia di addebito ha ritenuto che l’allontanamento della stessa dalla casa coniugale dipendesse da queste ragioni:
la malattia alla vescica che l’aveva colpita;
l’atmosfera opprimente e di tensione che si era creata in casa, a causa dei comportamenti del marito.
La Corte ha quindi valutato correttamente i fatti di causa. Nel momento in cui in casa regna un’atmosfera negativa, è normale che ci sia un allontanamento tra i coniugi. La tensione e il nervosismo non possono agevolare i rapporti di coppia.

Diritti di mariti e padri nella separazione e nel divorzio

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Questa volta vorrei affrontare i diritti dei genitori nella separazione.
Inizio da quelli degli uomini- padri, mentre la volta prossima pubblicherò quelli delle donne
– mamme.
I diritti degli uomini dopo separazione e divorzio variano in base alla presenza dei figli, all’inizio di una nuova convivenza, nonchè alla  loro responsabilità della fine dell’unione matrimoniale.
Per la legge l’uomo, in caso di separazione o divorzio, ha gli stessi diritti della donna. Però vediamoli singolarmente:
Diritto al mantenimento
I padri separati di solito devono contribuire al mantenimento del figlio, spesso collocato presso la madre, e della ex moglie; e nel caso non ricorrano più i presupposti, possono richiede chiedere la riduzione o l’annullamento del mantenimento, se la ex moglie è nel frattempo divenuta indipendente, se la stessa inizia una convivenza, oppure se ( dopo il divorzio ), decide di risposarsi.
Inoltre, qualora ne ricorrano i presupposti, l’ex marito ha diritto a continuare ad abitare nella casa familiare, ad esempio nel caso in cui il figlio fosse collocato presso la residenza paterna.
Diritto di visita dei figli
Il padre può esercitare il diritto di visita dei figli, nel rispetto degli accordi intervenuti con la moglie o di quanto stabilito dal giudice. In questi casi, se è vero che la moglie non può impedire al padre di stare con i propri figli, anche il padre non può fare come vuole e
pretendere di vedere la prole quando e come gli pare.
Egli infatti è tenuto a rispettare gli impegni della ex moglie e dei minori, soprattutto in funzione degli impegni dei figli. (allenamenti sportivi, lezioni di lingua o di musica, uscite con gli amici, ecc…)

Di solito l’affido è condiviso, sempre che non ricorrano gravi motivi per optare per un affido esclusivo a favore di un solo genitore.
Inoltre il padre, così come la madre, in caso di affidamento condiviso, ha diritto a prendere decisioni sulla vita dei figli, sempre seguendo i loro interessi, le loro propensioni e attitudini.
L’esclusività decisionale è prevista infatti solo se il giudice affida i figli ad un solo genitore, dopo avere valutato l’altro pericoloso per la crescita dei minori.
I diritti successori
Quando gli ex coniugi sono solo separati, se la ex moglie decede, il marito diventa suo erede universale. In presenza di un figlio l'eredità spetta all’ex marito per la metà, percentuale che si riduce al 33% se dalla coppia sono nati più figli. Nessun diritto successorio è previsto per il marito al quale è stata addebitata la separazione, oppure se il decesso si verifica dopo il divorzio.
Diritto alla pensione di reversibilità
Il marito ha diritto alla pensione di reversibilità della moglie se la morte avviene prima deldivorzio.
Queste sono informazioni sommarie, che meritano di essere approfondite nel caso in cui un utente abbia un interesse specifico.

FIGLI: SI PUÒ DARE IL DOPPIO COGNOME ?

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La possibilità di dare il doppio cognome è stata di recente affermata dalla Corte costituzionale.
Oggi i figli non ricevono per forza solo il cognome paterno, infatti con la sentenza della Corte costituzionale numero 286/2016 si è infatti previsto che al cognome del padre si possa affiancare anche quello della madre. Il doppio cognome può essere attribuito, naturalmente, anche ai figli di coppie non sposate e ai figli adottivi.
E’ importante specificare che la richiesta di modifica del cognome del figlio minore è un atto civile; quindi i genitori esercitano tale diritto in quanto hanno la rappresentanza legale dei loro figli.
Se non vi è accordo sul doppio cognome, quindi, lo stesso non può essere attribuito dall’ufficio, ferma restando la possibilità per ciascuno dei genitori di ricorrere al giudice civile. Se, invece, l’accordo c’è, basta renderlo palese all’ufficiale di stato civile, che registrerà il nome del figlio con il doppio cognome.
Non sono necessari particolari documenti e la volontà può essere manifestata oralmente. In ogni caso, anche in ipotesi di attribuzione del doppio cognome, il cognome della madre si aggiunge in coda a quello del padre.
Si è detto sopra che il cognome del padre è comunque ineliminabile e che, quindi, l’unica scelta concessa ai genitori è quella di aggiungere il cognome materno a quello paterno.

SI AL PERNOTTO DAL PAPA’ ANCHE SE LA MAMMA NON VUOLE, MA CON CAUTELE

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Anche se la madre non è d’accordo, il giudice può comunque decidere di far pernottare il figlio a casa del padre, prevedendo delle modalità graduali di inserimento del minore nella nuova abitazione del papà.
E’ stato disposto dal Tribunale di Trieste con sentenza del 5 settembre 2018, quindi molto recente, disattendendo le richieste della madre, la quale non voleva che lo stesso pernottasse presso l’altro genitore prima del compimento dei tre anni di età.
Per questo Tribunale, il collocamento del minore deve essere disposto dando adeguato spazio a entrambi i genitori e tenendo conto in via prioritaria dei loro impegni lavorativi.
Per il resto, considerando l’età del piccolo, ormai svezzato e quindi non più del tutto dipendente dalla madre, e in assenza di elementi concreti nel senso di un’inadeguatezza del padre, è opportuno disporre una regolamentazione del collocamento che preveda l’introduzione dei pernotti immediata.
Nel caso di specie quindi, il Tribunale ha deciso che sino a marzo 2019 il figlio pernotterà dal papà solo un giorno a settimana, che aumenteranno con l’innalzamento dell’età del figlio.
Vista la forte conflittualità, per le questioni di ordinaria amministrazione la responsabilità genitoriale sarà esercitata dai genitori separatamente nei periodi di permanenza del minore presso ciascuno.
Però, se le scelte prese senza l’accordo siano fonte di spese straordinarie, di queste si farà carico interamente il genitore che ha
preso la decisione.

LA CARTA DEI DIRITTI DEI FIGLI

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La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori segue una linea che inizia con la decisione dei genitori di separarsi, fino alla concretizzazione della separazione, in un percorso che ha come filo conduttore la continuità degli affetti, delle abitudini di vita, e soprattutto la necessità di riconoscere al figlio il diritto di continuare ad essere figlio, ad essere leggero e spensierato secondo la propria età.
L’obiettivo della Carta, dunque, è quello di rendere consapevoli i figli dei loro diritti, nonchè di contribuire alla crescita culturale dei genitori, al fine di garantire il rispetto dei diritti.
Il decalogo si apre con il diritto dei figli di continuare ad amare nonché essere amati da entrambi i genitori.
Basilare è il bisogno dei ragazzi di rimanere nel cuore dei loro genitori. Nella valorizzazione del principio della bigenitorialità, i figli devono sapere di poter continuare a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori.
Ancora, i figli devono essere preparati all’evento che stanno vivendo, con un’appropriata modalità comunicativa adatta alla loro età. A tal fine, si sancisce il diritto dei figli a essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori, anche per essere liberi di esprimere i loro sentimenti riguardo alla questione.
I figli hanno bisogno che i genitori contengano la conflittualità; deve essere evitata ogni forma di strumentalizzazione, violenza fisica, psicologica, economica. I figli devono essere preservati dalle questioni economiche, senza subire il peso del
disagio economico del nuovo equilibrio familiare, ed entrambi i genitori contribuiscano adeguatamente alle loro necessità.

DIRITTI E DOVERI DEI CONIUGI

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Quando una coppia decide di unirsi in matrimonio, deve essere consapevole delle conseguenze giuridiche che comporta questa scelta.
Innanzi tutto è opportuno dire che il codice civile, nel libro primo regola il vincolo del matrimonio, riconoscendo la parità giuridica giuridica dei coniugi; quindi uomo e donna sono uguali davanti alla legge, avendo gli stessi diritti e doveri.
Ecco in sintesi gli impegni che i coniugi assumono quando dicono il fatidico SI:
Fedeltà
Nel matrimonio vige l’obbligo di fedeltà; la relazione extraconiugale incide in maniera rilevante nel rapporto di coppia, tanto che è previsto l’addebito della separazione per chi viola i doveri nascenti dal matrimonio.
L’adulterio non è più punito con il carcere dal 1968, quando le donne fedifraghe venivano condannate, mentre per gli uomini era previsto la detenzione.
Coabitazione
I coniugi, di comune accordo devono scegliere il luogo dove verrà stabilita la loro residenza abituale futura.
L’allontanamento senza giusta causa dalla dimore comune comporta conseguenza legali, poiché vengono meno gli obblighi di collaborazione, assistenza morale e materiale.
Obbligo di assistenza morale e materiale
Entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire, con diversi mezzi alla vita familiare, in base alle proprie capacità economiche, lavorative e materiali.
Doveri verso la prole
Entrambi i genitori hanno l’obbligo di istruire, mantenere ed educare i figli, seguendo le loro inclinazioni, aspirazioni e attitudini.
Per quanto concerne il mantenimento, ognuno dei genitori deve contribuire con le proprie sostanze economiche, in funzione della propria capacità contributiva.

CASA CONIUGALE ASSEGNATA AL CONIUGE

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Non è del tutto infrequente che, seppur la casa coniugale sia stata affidata ad uno solo dei coniugi a segito della separazione, l’ex coniuge non affidatario della casa decida di accedervi ugualmente, violando il divieto.
Tale atteggiamento comporta delle conseguenze non indifferenti, tanto che anche la giurisprudenza è intervenuta sul punto.
Nel 2012 il Tribunale Di Padova con sentenza del primo febbraio, ha condannato per violazione di domicilio il marito che si era introdotto furtivamente nell’abitazione assegnata alla moglie, quando la stessa era al lavoro.
A nulla è valso rappresentare al giudice il fatto che l’uomo era rimasto senza dimora, e quindi voleva trovare un posto dove potersi lavare.
Per il giudice infatti, integra violazione di domicilio aggravata dalla violenza sulle cose, la condotta di colui che entra nell’abitazione altrui dopo aver cambiato la serratura.
Questa regola è valida anche nel caso in cui il coniuge non assegnatario sia comproprietario della casa coniugale.

L’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

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Nelle separazioni giudiziali, può accadere che, oltre alla domanda di separazione, venga chiesto anche l’addebito della separazione.
Di cosa si tratta?
Può essere definito come una sorta di sanzione impartita al coniuge che viola i doveri coniugali;
gli effetti si manifestano solo nei rapporti patrimoniali, senza inficiare assolutamente l’ambito della filiazione.
Quando il giudice accerta che l’intollerabilità della convivenza tra i coniugi è legata a comportamenti di uno di essi che rappresentino una violazione dei doveri coniugali, può dichiarare a quale dei coniugi sarà addebitata la separazione.
Perché questo avvenga, è necessario che la violazione dei doveri coniugali sia antecedente alla proposizione della domanda di separazione. Deve quindi sussistere un nesso causale tra la violazione e l’intollerabilità dell’unione matrimoniale; laddove questa prova manchi, non è possibile dichiarare l’addebito.
E’ importante sottolineare che non ogni comportamento contrario ai doveri matrimoniali comporta l’addebito, bensì solo quelli la cui violazione ha portato all’impossibilità di continuare la convivenza.
Per quanto riguarda i comportanti che possono comportare l’addebito della separazione, il riferimento è l’art. 143 del codice civile, il quale specifica che dal matrimonio nascono alcuni obblighi, tra i quali l’obbligo di fedeltà, l’obbligo di assistenza morale e materiale del coniuge più debole, l’obbligo di collaborare per i bisogni della famiglia, l’obbligo di accudire la prole, e
l’obbligo di coabitare sotto lo stesso tetto (coabitazione).
L’addebito comporta delle conseguenze importanti sotto il profilo economico; infatti vi è la perdita al diritto all’assegno di mantenimento, la perdita dei diritti ereditari, la perdita dell’assegnazione della casa familiare.