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Ecocolordoppler arterioso addominale e degli arti inferiori

La diagnostica vascolare ad ultrasuoni ha visto negli ultimi anni un miglioramento ed una definizione delle immagini impensabili sino a qualche anno fa.

In particolare, la diagnostica addominale che spesso era di difficile risoluzione sia per la profondità dei vasi esplorati, ma anche per la concomitante presenza di molti e diversi organi sovrapposti, strutture diverse, e aria, che , nella diagnostica ecodoppler, rappresenta un vero e proprio muro invalicabile, vede al giorno d’oggi una accuratezza sino a pochi anni fa impensabile.

Inoltre la diagnostica vascolare addominale ha visto con il color doppler un aumento vertiginoso della possibilità di esplorazione non invasiva (senza punture ) delle arterie e vene addominali.

In particolare di estrema facilità risulta la valutazione di un eventuale aneurisma dell’aorta addominale (AAA).

L’aneurisma è una dilatazione di qualsiasi arteria, ma in particolare dell’arteria AORTA che può iniziare anche in età relativamente giovane, che man mano con gli anni si aggrava, e può andare incontro ad una rottura, con immediata emorragia addominale ed un pericolo di morte molto alto.

E’ di tutta evidenza che un esame non invasivo come l’ecocolordoppler che sfrutta gli ultrasuoni, con la definizione che ha al giorno d’oggi, permette una prevenzione veramente molto utile. Infatti con l’ecocolordoppler possiamo monitorare la dilatazione dell’aneurisma, attuare tutte le possibilità che abbiamo per ridurne la dilatazione, come tenere bassa la pressione arteriosa.

Quando però la dilatazione supera i 40, 45 mm, possiamo pensare ad un intervento risolutivo di By Pass che ha una prognosi estremamente favorevole e permette una risoluzione della patologia in moltissimi casi definitiva. Oggi esistono strutture specializzate ove è possibile eseguire questo intervento, in alcuni casi, per via endovascolare, accedendovi semplicemente dalla arteria femorale all’inguine, senza eseguire una molto invasiva laparotomia addominale (accesso all’aorta per via transcutanea addominale, con una incisione dallo sterno al pube).

È possibile anche una valutazione molto accurata della parete aortica, per poter valutare sulla presenza o meno di patologie estasianti (gli aneurismi), o stenosanti (la patologia arteriosclerotica).

Si può diagnosticare la presenza di placche arteriosclerotiche e valutare se queste sono compatibili con l’età del paziente (non dimentichiamo che l’arteriosclerosi è un processo di invecchiamento normale dell’organismo),da controllare nel tempo o che preoccupano e tali da consigliare una visita specialistica per una eventuale terapia chirurgica.

È anche possibile una valutazione spesso perfetta delle arterie più piccole dell’addome come le arterie renali ed iliache, consentendo per esempio di capire se una ipertensione sia o meno di origine renale.

Le arterie degli arti inferiori ( femorali, poplitee e tibiali anteriori e posteriori ) sono invece valutabili con estrema accuratezza in tutto il loro decorso sino ai piedi.

È possibile persino vedere la parete più interna delle arterie, la cosiddetta intima, e valutare se questa sia o meno frammentata.

È stata proposta qualche anno fa, a questo proposito, dal Prof. Belcaro la cosiddetta biopsia arteriosa ultrasonografica: attraverso un ecocolordoppler arterioso ad alta risoluzione della arteria femorale comune e della biforcazione carotidea, è possibile una valutazione molto accurata dell’intima arteriosa, valutando appunto se sia o meno frammentata, ispessita o francamente patologica.

Il risultato sarà predittivo di patologie vascolari importanti se positivo, mentre se le arterie risultano perfette, ciò sarà predittivo di una normalità anche in tarda età.

È possibile infine valutare precisamente la pressione di perfusione delle arterie periferiche, dato questo molto importante per capire e quantificare nel tempo quanto sangue arriva effettivamente ai piedi.

Questo risulta molto utile nei pazienti affetti da Arteriopatia Obliterante Sclerotica (A.O.S.) degli arti inferiori, nei diabetici e nei pazienti affetti da Morbo di Burger, ma anche in tutte le malattie vascolari periferiche.