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Siamo tutti d’accordo che il futuro della lotta all’invecchiamento consisterà nello studio dei meccanismi genetici che ne determinano l’inesorabile progredire. Ma sino ad allora gli sforzi sono tutti destinati alla prevenzione di quel 50% di concause ambientali che ne facilitano l’insorgenza.
Ma ancora, nonostante gli sforzi dei ricercatori, il deterioramento cutaneo è inarrestabile, anche se negli ultimi anni siamo riusciti a ritardarlo molto, lavorando in particolare sulla stimolazione dei fibroblasti e sull’apporto di sostanze particolari che fungano da substrato.
Come è noto infatti, i principali componenti del derma sono, per la componente fibrillare le fibre collagene, elastiche e reticolari, mentre per la componente amorfa le proteine, le glicoproteine, ed i glucosoaminoglicani (GAG) (acido ialuronico, condroitin solfato, eparan solfato e dermatan solfato)
Sappiamo da specifici studi che dopo i cinquant’anni circa, lo spessore cutaneo diminuisce del 6% circa ogni 10 aa, ma secondo alcuni autori molto più velocemente, che i muscoli si riducono di circa 3 kg ogni 10 aa e la loro forza si riduce del 5% ogni 5 anni.
Sicuramente i principali fattori che causano l’invecchiamento della cute sono: (Fig 1)
Riduzione della microcircolazione con conseguente riduzione dell’ossigenazione delle cellule.
Malattie autoimmunitarie e stress
Riduzione dell’omeostasi ormonale
Numerose concause esterne tra le quali ricordiamo il fumo, l’alimentazione sbagliata e l’inquinamento.
Tutto questo contribuisce in modo esponenziale all’aumento dello stress ossidativo, ed in definitiva all’aumento dei radicali liberi.
Per tutti questi motivi alla fine si produce una:
riduzione dell’acido ialuronico della matrice extracellulare.
riduzione della sintesi di collagene per ridotta funzionalità dei fibroblasti e carenza di materie prime come gli aminoacidi, i citocromi
aumentato stress ossidativo con formazione di radicali liberi per esposizione solare ed abitudini di vita sbagliate, esposizione all’inquinamento.
aumentata cheratinizzazione cutanea ed alterato turnover cellulare
La Rivitalizzazione cutanea detta anche biorivitalizzazione è quindi un trattamento medico che prevede un rationale assolutamente preciso: provvede ad integrare nel derma e nel sottocute quelle sostanze fondamentali che l’organismo non produce più in modo adeguato, sfruttandone meccanismi assolutamente naturali:
ricostituzione dell’acido ialuronico
ricostituzione del patrimonio aminoacidico
supplementazione di tutte quelle sostanze carenti come vitamine e sostanze riducenti che riducono il progredire dell’invecchiamento.
riduzione della ipercheratinizzazione cutanea mediante esfoliazione controllata mediante peeling, lasers, terapia fotodinamica.
Quello che quindi vogliamo ottenere con la biorivitalizzazione cutanea è molto semplicemente indurre le cellule cutanee a “lavorare meglio” sia intrinsecamente, sia perché possono disporre di un migliore substrato. Si tratta quindi di un trattamento curativo che interviene sulle cause dell’invecchiamento cutaneo e non solo sui suoi effetti. Non vuole correggere l’inestetismo, la ruga singola, ma vuole migliorarlo ritrovando turgore, idratazione, correggendo l’elasticità cutanea ridotta e se possibile ridonando una luminosità cutanea che si tende a perdere col passare del tempo.
Inoltre non possiamo dimenticare che nel nostro organismo la biologia tende costantemente a mantenere un equilibrio tra tutti i componenti dei singoli organi o tessuti. Se un componente eterologo viene aggiunto e non è in un rapporto quantitativo con gli altri componenti, esso viene rapidamente eliminato. Questo significa che solo un apporto fisiologicamente proporzionato e autologo può dare una maggiore durata all’effetto trofico che si persegue. La produzione dei componenti dermici da parte dei fibroblasti patrimoniali risponde a tali requisiti e naturalmente la neosintesi di sostanze autologhe rendono ottimamente tollerati i nuovi apporti.
Essendo il fibroblasta la cellula regolatoria e produttrice di tutti i componenti del derma, l’agire su di essa stimolandone fisiologicamente il rinnovamento e stimolandone fisiologicamente l’attività metabolica è attualmente il metodo migliore per ottenere una vera e fisiologica biorivitalizzazione della cute.
Diverso invece è il rationale della bioristrutturazione cui è sotteso un meccanismo di risposta dell’organismo a stimoli esterni, un meccanismo di reazione per un insulto, sia questo un corpo estraneo, come avviene per l’acido polilattico o una reazione al calore come nei laser o nella radiofrequenza. Nel caso ad esempio dell’acido polilattico, il collagene che si forma è di tipo fibrotico, e ne sfruttiamo moltissimo l’effetto ristrutturante che in questo caso deve seguire regole ben precise.

Autore: Alessio Redaelli