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Quando ci facciamo male, naturalmente, nel giro di qualche giorno, normalmente una decina, notiamo che la ferita viene rimarginata e, “miracolosamente” vediamo che la ferita guarisce.
Come questo sia possibile, è ormai chiaramente conosciuto e noi, medici che ci interessiamo di questi processi, specie se parliamo di ringiovanimento, sappiamo quanto le piastrine sianoimportanti in questo processo.
Abbiamo quindi capito che si possono utilizzare a nostro vantaggio questi processi, anzi, possiamo addirittura incrementare la guarigione ed il ringiovanimento incrementando il numero di piastrine coinvolte nel processo.
Allora eseguiamo un prelievo dal paziente, circa 20 ml, centrifughiamo questo sangue attraverso un kit particolare, completamente sterile, e ne ricaviamo circa 4 mL di plasma con piastrine iperconcentrate.
In alcuni casi attiviamo le piastrine e le reiniettiamo localmente (come nei diabetici, nelle ulcere flebostatiche degli arti inferiori o nelle ferite torpide, che fanno fatica a guarire)
in altri casi le spennelliamo banalmente sulle ferite che noi abbiamo causato (ad esempio dopo i laser e dopo le ferite che causiamo sul volto) e ne otteniamo una guarigione enormemente più veloce, rapida ed efficace.
Non conosciamo ancora tutti i meccanismi intrinseci che hanno reale effetto in questi processi, ma il risultato clinico è molto interessante. Soprattutto i pazienti ne ricevono una sensazione di grande benessere e ringiovanimento.
I rischi, trattandosi di materiale autologo, del paziente, sono inesistenti.

Autore: Alessio Redaelli